Lavorare ed essere a rischio povertà. qualcosa non va!

Lavorare ed essere a rischio povertà. qualcosa non va!

Quando avere un lavoro non ti tutela dall'essere a rischio povertà lo stato ha un problema... e grosso. Tuttavia è questo lo scenario sconfortante che ci appare dai dati rilasciati da Eurostat, che denuncia in Italia l'aumento del rischio di working poor. I dati denunciano che l’11,7% dei lavoratori (ossia uno su 8), sono prossimi alla soglia della povertà.

Il problema, che coinvolge 2,6 milioni di persone, è in crescita rispetto al 2015 e risulta al di sopra della media europea. La causa sarebbe il lavoro precario e part time, come evidenzia anche Cgil, che ha compiuto uno studio sul fenomeno, mettendo in luce come 4,5 milioni di occupati vivano in una situazione di disagio.

 

I dati preoccupano e non pocoo anche perchè peggio di noi in Europa c'è solo la Romania e il Lussemburgo con la Spagna e la Grecia in ripresa. Ancora più oscuro se guardiamo al futuro con le aziende che si percepiscono in una morsa tra contributi e tasse e che non vedono ripresa nelle prospettive dei mercati nazionali. Lavorare ed essere a rischio povertà, interessa principalmente tutti quei part-time involontari che lavorando molte poche ora quotidiane non riescono a garantire a se stessi ed alla famiglia un adeguato tenore di vita. Stando agli ultimi dati in possesso i dipendenti a tempo pieno vivono con maggiore serenità, sebbene il 7,8% sia tuttavia a rischio povertà. Il rischio è tre volte più alto per chi ha un impiego temporaneo (16,2%) rispetto ai contratti a tempo indeterminato (5,8%).

Tra i lavoratori dipendenti che hanno un contratto a tempo indeterminato sono a rischio povertà circa il 7,5% , chi ha un contratto temporaneo ha un indice di rischio povertà del 20,5%. La Cgil ha stimato, rispetto al 2008 (anno della crisi economica) una diminuzione di ore di lavoro pari al -5,8%, ma anche le Ula, ossia le unità di lavoro a tempo pieno, hanno subito un'importante contrazione pari al -4,7%.

“Il numero totale degli occupati – ha spiegato Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio -, pur importante, rappresenta un’immagine molto parziale della condizione del lavoro in Italia, dove la qualità dell’occupazione è in progressivo e consistente peggioramento. È evidente dai dati, che la ripresa non è in grado di generare occupazione quantitativamente e qualitativamente adeguata, con una maggioranza di imprese che scommette prevalentemente su un futuro a breve e su competizione di costo”.


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